21 luglio 2013: cronaca di una “umida” escursione.

v5Prima o poi doveva capitare di prendere un acquazzone, di questo eravamo sicuri. Ma mai avremmo immaginato di prendere così tanta acqua! Oltre a questo, dalle nostre parti, capita davvero di rado di avvertire la sensazione di freddo così forte, da accendere al massimo il riscaldamento in auto… il 21 luglio!

Partiamo, però, dal principio. Le previsioni meteo dei giorni precedenti prospettavano il rischio di temporali per domenica 21, ma non la certezza, così decidiamo di non rinunciare alla camminata dedicata agli insetti del Parco Nazionale del Pollino, consapevoli che in caso di pioggia imminente, avremmo dovuto accorciare l’escursione. L’inizio è fantastico,  Fosso Jannace si rivela in tutto il suo fascino fatto di alberi secolari (Abeti bianchi, Faggi e Aceri montani), rocce megalitiche, buchi dei picchi sui tronchi, gallerie di coleotteri xilofagi e, soprattutto, due splendide Martore che si buttano letteralmente dalle rocce sul fondo del fosso (asciutto) per scomparire in pochi istanti; l’ambiente è ricco di umidità e non mancano muschi, felci e le limacce,  attaccate alla corteccia degli alberi.

Nell’ascesa attraverso il fosso, veniamo allietati dai canti del Rampichino alpestre, della Balia dal collare, del Picchio rosso minore, del Regolo e del Fiorrancino ed arriviamo in una zona fangosa, dove troviamo delle probabili orme di Lupo ed una piccola pozzanghera, piena zeppa di Tricotteri e qualche larva di Libellula.

L’ambiente è altresì ricco di funghi colorati e qualche orchidea si fa notare per la sua bellezza, come la Cephalanthera rubra; poco più avanti il raro Picchio nero fa echeggiare il suo richiamo fra i grandi abeti bianchi.

Arriviamo, poi, a Piano Jannace dove, fra le vacche podoliche al pascolo, è un tripudio di farfalle, coleotteri, ditteri ed imenotteri. Serra di Crispo domina la visuale con la sua cresta allungata popolata da Pini loricati, alla sua destra il boscoso Timpone Canocchiello e, in secondo piano, la cima del Monte Pollino e Serra del prete.

Qui, nonostante il cielo minaccioso, tutti insieme decidiamo  di proseguire “almeno” fino alla fontana Pitt’ accurc’. Lungo la strada una bella Rana dalmatina, a saltelli, si avvicina ad un piccolo corso d’acqua. Arrivati alla fontana, i primi tuoni ci preannunciano un acquazzone memorabile. Indossati gli impermeabili, prendiamo la via del ritorno, ma percorriamo le 2 ore e mezza che ci separano dalle auto  sotto una pioggia incessante ed intensa. Il colmo è stato, poco dopo l’arrivo alle auto, vedere il sole splendere sulla cima di Serra di Crispo,  quella che doveva essere la meta dell’escursione.

Totalmente zuppi ed infreddoliti, siamo però stati ugualmente appagati dalle belle osservazioni fatte, inoltre abbiamo maturato una consapevolezza: una giornata di pioggia è ugualmente bella, forse la si può definire… “diversamente bella”!

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