Il pino loricato, monumento naturale senza eguali.

Emblema del Parco Nazionale del Pollino, monumento naturale tra i più suggestivi del meridione d’Italia, il pino loricato -nome scientifico Pinus leucodermis Ant. -è una conifera di straordinaria forza, bellezza e longevità. L’epiteto volgare “loricato” deriva dall’inconfondibile aspetto della sua corteccia grigio cenere, suddivisa in grosse placche irregolarmente pentagonali, che ricordano la “lorica”, armatura lucente in uso anticamente presso gli eserciti romani.       

Oltre al suo indubbio valore estetico, questo albero merita di essere tutelato a causa della limitatezza del proprio areale italiano; esso vegeta, infatti, in poche zone, a cavallo tra Calabria e Basilicata, nel cuore dell’Appennino Meridionale e rappresenta un relitto delle glaciazioni quaternarie. Le località italiane in cui si può ammirare questa specie sono:

  •  i Monti Alpi,La Spina e Zaccana in Basilicata;
  •  i monti del gruppo del Pollino, tra Calabria e Basilicata;
  • Palanuda e Pellegrino in Calabria;
  •  Montea in Calabria.

 In realtà la specie è anfiadriatica, vale a dire è presente anche sull’altra sponda del Mar Adriatico, nei Balcani (Jugoslavia, Grecia, Bulgaria ed Albania) dove forma popolamenti più estesi. Ciò fa si che, al valore estetico e conservazionistico, si aggiunga quello “fitogeografico”: essa testimonia l’antico legame esistente tra due porzioni di terra oggi separate dal Mar Adriatico.

I nostri pini loricati evidenziano, inoltre, caratteristiche biologiche particolarmente interessanti: notevoli dimensioni (sino a 40 metri di altezza), oltre un metro di diametro, longevità elevata con individui che raggiungono 800-900 anni d’età, resistenza formidabile a condizioni estreme come quelle che si registrano sulle vette del Pollino oltre i 2000 metridi quota: vento impetuoso, galaverna, rocciosità e temperature gelide.

Proprio sulle serre di Crispo e delle Ciavole, l’orografia accidentata, la presenza di salti e pareti rocciose nude, la ventosità e la povertà dei suoli mette a dura prova il popolamento di pini loricati, generando un paesaggio insieme desolante e suggestivo, che gli è valso l’appellativo di “giardino degli dei”. Qui la maggior parte degli alberi vivi sono ultrasecolari, con tronchi grossi, chioma e rami diretti  nella direzione del vento di ponente, abbarbicati su strapiombi paurosi, colpiti duramente dai fulmini; altri, già morti da decenni, esibiscono fieri i loro scheletri, lucenti e immortali. In questi luoghi la rinnovazione naturale è molto  bassa, ma nelle altre zone il Pino loricato gode di ottima salute, tanto da essere impiegato, con buon successo, in rimboschimenti sperimentali, che ne hanno dimostrato l’adattabilità rispetto ad altre conifere.

La “pioca”, come è chiamato l’albero nel locale dialetto, è stato utilizzato dalle  popolazioni per fabbricare mobili di pregio e bauli, oppure sottoposto a “slupatura” per ricavarne la reda, impiegata per accendere fuochi e torce. Fortunatamente, la posizione “scomoda” dei popolamenti, ne ha limitato gli usi antropici. Qualche anno fa,  il pino loricato ha suscitato anche la brutalità di ignoti, essendo divenuto vittima di un incendio nel 1993, come protesta contro l’istituzione del Parco Nazionale del Pollino. A fare le spese dell’ignoranza umana un grosso pino presente alla Grande Porta ed un altro individuo in località Pietra Castello, nelle zone più rappresentative e visitate del Parco, dove ancora oggi sono visibili i loro mirabili resti.

di Mirella Campochiaro

(bibliografia essenziale: “Il pino loricato”, S. Avolio, Edizioni Prometeo, 1996)

pattern in early 1920s
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The under layer is a picture of one of Deborah’s paintings
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